Il suo iperrealismo fuso con la ricerca geometrica aprì le porte all'astrazione
di Sandro Barbagallo
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| Il Bacio, 1907-'08 |
Il 2012 è l’anno di Gustav
Klimt, almeno artisticamente parlando, perché per il centocinquantesimo anniversario
della nascita ovunque in Europa lo si sta festeggiando con mostre e
manifestazioni. A Vienna, ovviamente, dove otto musei hanno inaugurato esposizioni
in suo onore, ma anche a Londra, Parigi, Berlino e Barcellona.
In Italia sono state due le
mostre aperte contemporaneamente, una allo Spazio Oberdan di Milano, dove erano
di scena una serie di disegni («Gustav Klimt. Disegni intorno al Fregio di
Beethoven»), l’altra al Museo Correr di Venezia, dove è stato documentato il
particolare contesto culturale della Secessione viennese attraverso raffinati
dipinti, disegni, mobili rari, ma anche preziosi gioielli («Gustav Klimt nel
segno di Hoffmann e della Secessione»).
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| Gustav Klimt di fronte al suo studio in una foto di Moritz Nahr |
Secondo di sette fratelli,
Gustav Klimt nasce a Baumgarten, allora un sobborgo autonomo alle porte di
Vienna, il 14 luglio 1862 in una famiglia dalle condizioni economiche sempre
precarie. Il padre Ernest, infatti, un orafo incisore di origine boema, non
aveva un grande successo nella sua professione.
Nell’ottobre del 1875, il
tredicenne Gustav supera l’esame di ammissione alla Scuola di Arti applicate dell’Imperial-regio
Museo austriaco per l’arte e l’industria. Comincia così la lunga carriera di uno
degli artisti più amati dal grande pubblico. Un pittore che riesce nella propria
arte a fondere i virtuosismi della grande accademia con le intuizioni di
ricerche d’avanguardia che attraverseranno tutto il XX secolo.
La formazione presso la scuola di arti
applicate si ispirava in modo molto ampio alla tradizione accademica classica. Infatti si studiavano non
solo gessi, ma anche modelli dal vero che potevano essere utilizzati come
personaggi storici in composizioni di ispirazione neoclassica. Eravamo, però, alla
fine dell’Ottocento e in Francia maturava la grande rivoluzione impressionista.
Al 1874, infatti, si fa risalire la prima mostra degli impressionisti nello
studio del fotografo Nadar.
Gli impressionisti uscivano all’aria
aperta, volevano raccontare la vita di ogni giorno, non volevano più dipingere
né allegorie né episodi storici né tantomeno biblici. Invece Klimt e i suoi
compagni di avventura artistica non temono di illustrare un mondo legato al
passato che diventa innovativo, sebbene sotto la suggestione del gusto della
Secessione viennese.
All’inizio della sua carriera Klimt
dipinge in modo realistico con contorni netti che si stagliano nitidamente sullo
sfondo della tela. Tanto nitidamente che a lungo si è pensato che egli si
servisse di modelli fotografici per riuscire a lavorare anche dopo il termine delle
faticose sedute di posa.
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| Giuditta I, 1901 |
Nel 1897, Klimt dipinge La signora con
cappello piumato ed è la prima volta che si cimenta in un’opera
che diventa un passaggio sperimentale. Vediamo infatti che i contorni
cominciano a dissolversi mentre il velo sul viso crea quell’effetto
intrigante e ambiguo che sarà la cifra di molte sue opere successive.
Ma l’interesse di quest’opera è che lo sfondo non ha più
importanza e serve solo a far risaltare l’incarnato della modella.
C’è un altro artista, Fernand Khnopff,
con cui Klimt procede nella ricerca, suggestionato dal suo modo sia di ritrarre
la figura umana, sia dallo stile con cui affronta la natura, creando quelli che
egli definisce «paesaggi dell’anima». È molto probabile infatti che si debba a
Khnopff se Klimt incominciò a dipingere una serie di paesaggi, realizzati tra
il 1899 e il 1901, con titoli come Crepuscolo, Una mattina allo
stagno, Paludi, Riva di lago con giovani betulle.
Bisogna ricordare che Klimt
oltre a essere un grande pittore era anche un grande disegnatore che si esprimeva
con una libertà e una disinvoltura non molto comuni per i suoi tempi. Sia lui
che il suo amico erano innamorati del movimento dei preraffaelliti. Non a caso
le loro immagini femminili sono ispirate a Dante Gabriele Rossetti, Edward
Burne-Jones e Ford Madox Brown. Quasi che il loro tipo ideale di femminilità
avesse attraversato un secolo, perfezionandosi nella loro visione aggiornata. Ma già nel 1901, con la Giuditta, Klimt
va oltre l’atmosfera evanescente e romantica dei preraffaelliti e
crea una composizione incredibilmente innovativa in cui il volto e
il corpo nudo di una sensualissima donna, appaiono sulla superficie. L’immagine femminile si forma sul
fondo del quadro quasi a squarciare un sipario disegnato a forme astratte e dipinto
con oro e blu di Prussia. Riguardo a questo quadro è interessante sapere che,
essendo stato dipinto su foglia d’oro , l’asciugatura del collante sotto le
zone brillanti risultò molto lenta e fece sì che al momento di presentare l’opera
(il 15 marzo 1901), il quadro non fosse ancora asciutto. Per accelerare i tempi
Klimt cercò di fare delle cancellazioni di pittura, creando così, ancora di
più, un effetto innovativo. Per esempio l’apparizione di parte del volto di
Oloferne, in basso a sinistra. Splendido contrappunto, nel colore livido del
blu di Prussia, alla massa dei capelli di Giuditta.
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| Ritratto di Fritza Riedler, 1906 |
L’evento clou delle
celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario della nascita di Gustav
Klimt ha preso il via lo scorso 12 luglio all’Oberes Belvedere di Vienna, il museo
che raccoglie la più grande collezione di opere di Klimt, per concludersi a
gennaio del 2013. Vi saranno esposti, oltre ai più celebri dipinti del pittore
austriaco, tra cui il celebre Bacio (1907-1908), Fritza Riedler
(1906) e Judith I (1901), anche Girasole (1907) e Famiglia
(1909-1910), due capolavori da poco acquisiti al patrimonio del
museo viennese.
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| Girasole, 1907 |
Il 14 luglio, poi, compleanno di Klimt,
ci è stata regalata una sorpresa. È stata infatti ritrovata in un garage una
sua opera giovanile, raffigurante un cupido che suona la tromba, che
originariamente adornava il soffitto dello studio viennese dove Klimt visse tra
il 1883 e il 1892. Il dipinto, un affresco trasposto su tela dopo che venne trafugato
durante i lavori per l’installazione dell’ascensore nel palazzo, è stato
riconosciuto da un noto commerciante d’arte viennese, contattato dall’ignaro
proprietario del garage, che ha così improvvisamente scoperto il valore di quell’opera
nascosta nel suo locale. Resta da capire se il proprietario del garage possa o
meno considerare di sua appartenenza l’op era, visto che era stata sottratta
dal soffitto dello studio viennese di Klimt. L’averla infatti rinvenuta in una
sua proprietà non indica necessariamente che il quadro gli appartenga. In
attesa di saperlo è intanto visibile nella mostra al Belvedere superiore.
C’è da dire che non è la prima
volta che un’opera perduta di Gustav Klimt viene ritrovata. Nel 2003 è stata la
volta della tela intitolata Il toro, mentre nel 2005, durante la
spartizione di un’eredità, venne ritrovato un olio su cartone che raffigurava
una suonatrice di arpa, che apparteneva all’ultimo periodo dell’artista. Un
dipinto che invece non è mai stato ritrovato è il Ritratto di Signora (1916)
rubato in circostanze misteriose alla galleria d’arte moderna Ricci Oddi di
Piacenza nel 1997. Che questo anniversario ci riservi ancora qualche sorpresa?
Faccia a
faccia con l’artista
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| Una sala del Belvedere con il celebre Bacio in primo piano |
Vienna, la città natale del fondatore della
Secessione, si appresta a vivere gli ultimi mesi del centenario con una
girandola di esposizioni che porteranno in mostra, da qui alla fine dell’anno,
circa ottocento opere dell’artista austriaco. È un’occasione per ammirare anche
i lavori meno conosciuti del pittore che fu anche grande disegnatore. Oltre
all’esposizione allestita all’Oberes Belvedere, ricordiamo ad esempio «Faccia a
faccia con Gustav Klimt», al Kunsthistorisches Museum, che propone i dipinti
realizzati nel 1890 per lo scalone nord del museo dall’artista allora
ventottenne, assieme al fratello Ernst e all’amico Franz Matsch. O ancora le
mostre delle collezioni del Wien Museum, della Künstlerhaus e dell’Austrian Theater
Museum.
(©L'Osservatore Romano 19 agosto 2012)

































